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VARIABILI DELLA LAMIERA: perché è difficile standardizzare

 

Tutti conoscono il detto:

Tra il dire e il fare

c’è di mezzo il mare

 

Il concetto è molto semplice e direi addirittura sacrosanto.

Significa che tra l’idea e l’azione, cioè la realizzazione materiale e concreta, c’è un abisso perché quello che immagini e che credi semplice, nella realtà, può essere molto complicato da fare.

Sono necessari:

  • Tempo
  • Esperienza
  • Consapevolezza

per ridurre tutti quegli sprechi di risorse dati dai tuoi errori di valutazione.

Come sempre porto questo concetto nel mondo della presso piegatura

per evidenziare che ci sono tante problematiche che rendono difficile la standardizzazione di questo processo.

Il percorso che porta alla conclusione di un progetto di qualsiasi tipo, può rivelarsi lastricato di insidie all’inverosimile. Infatti, quando si tratta di piegatura della lamiera emerge molto quanto è necessario avere chiare in mente alcune problematiche fisiologiche che rendono difficoltosa la ripetibilità del processo.

La lamiera non è mai uguale a sé stessa e quindi va trattata col giusto rispetto senza faciloneria.

Riduco ai minimi termini: cosa vuoi ottenere quando fai una piega? 

Due grandezze: un angolo e una lunghezza di bordo.

Bene, ogni qualvolta che fai fatica a raggiungere queste due grandezze o a ripeterle costantemente, sei vittima dei famigerati “fattori di variabilità”.

 

Ma quali sono?

Eccoli!

Intendo tutte quelle lamiere che presentano una trama estremamente caratterizzante e specifica tipo: lamiera forata o lamiera mandorlata.

Tali finiture rendono molto difficile la piegatura, sia negli angoli, sia nella lunghezza di flangia.

Nelle lamiere lisce, quelle che vengono maggiormente lavorate, è sicuramente la variabile più presente in assoluto.

Piccole differenze di spessore, anche all’interno delle tolleranze, non risultano molto fastidiose in fase di taglio. Ben altro peso, invece, hanno in piegatura.

Una lamiera più sottile tenderà a rimanere più aperta di gradi nella piega e, oltretutto, le differenze di spessore possono essere non solo da un foglio all’altro, ma anche sullo stesso.

Si tratta di quella vena che viene impressa al materiale una volta laminato, ossia assottigliato con l’azione di una serie di rulli a pressione.

Soprattutto con laminazione a freddo, quella cioè compiuta a temperatura ambiente, si imprime questa caratteristica alla lamiera, cioè quella di comportarsi in modo diverso a seconda del senso in cui la si piega, soprattutto dal punto di vista dell’angolo, ma anche con lo sviluppo!

Piccole variazioni di un elemento come il carbonio all’interno di un acciaio comportano grandi differenze di proprietà meccaniche. Ed ecco che due pezzi dello stesso spessore, stesso materiale e quindi all’apparenza identici, si possono piegare in modo diverso.

Forse la variabile meno tangibile nella maggioranza dei casi. In realtà grandi escursioni termiche modificano il comportamento del materiale in piegatura fino a casi in cui gli stessi pezzi con sviluppo identico possono risultare diversi nelle misure una volta conclusi.

 

Come dico spesso, la piegatura è tra le lavorazioni a deformazione la peggiore,

in quanto prevede grandi deformazioni in piccole aree.

Questo determina che qualsiasi piccola variabilità del materiale o ambientale

generi un risultato diverso dall’altro o per lo meno non identico

 

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