In Piegatura

Tempo fa ho avuto modo di fare delle valutazioni in base a dei fatti successi in Accademia, fatti che mi va di condividere perché (non mi stancherò mai di ripeterlo) la piegatura può a certi livelli considerarsi un’arte e proprio in virtù della sua natura pratica è soggetta ad essere interpretata secondo differenti scuole di pensiero; ognuna di esse va rispettata in quanto si presuppone che si basi su di un bagaglio di esperienze maturate e di prove ed errori passati.

Molto spesso coloro che si autodefiniscono “master bender” (signori della piegatura), messi davanti a delle alternative logiche di piegatura ma mai provate prima, iniziano a farfugliare confuse teorie che, stringi stringi, non fanno che risaltare i limiti della propria conoscenza.

La supponenza data dai “venti o più anni” di esperienza tanto decantati a voce piena sono spesso in realtà composti da un solo anno replicato venti volte.

Solo lo scambio di informazioni garantisce il miglioramento.

E da ciò inizia la nostra storia:

Mesi or sono, ad un capo reparto austero e dallo sguardo severo ho consigliato di utilizzare una matrice diversa da quella che si ostinava a credere come l’unica soluzione possibile.

La reazione subito è stata: “Eh, MA non posso cambiare gli sviluppi.”

Io ho risposto che sul 2 mm di Aisi 304 protetto una matrice da 16 a 88° “mangia” praticamente tanto quanto la sua da 12 a 60°, fa una piega più rilassata e il pvc regge meglio, alias non si taglia nemmeno con il caldone di luglio, quando in capannone hai 38 gradi.

Mi risponde: “MA il ritorno elastico… “

E io: “qualcuno dice che ci vogliono matrici profonde per piegare l’inox. Io ti dico di no, provaci e poi mi dici se hai danneggiato qualcosa”.

Capo reparto: “Eh, MA il raggio di piegatura…”

Io: “Potrei farti due pezzi uguali con i due attrezzaggi e poi mi dici cosa ho utilizzato una volta tolta la pellicola”.

Capo reparto: “Si, MA ho lo spigolo sormontato nella scantonatura.”

Io: “E chi disegna non può cambiare sistema? Ne guadagnerebbero la velocità e la finitura! “

Capo reparto: “Figuriamoci, qui si fanno migliaia di lavori che vanno in tutto il mondo e non andiamo certo noi a dire quello che devono fare in ufficio. “

Tra me e me penso: “Se non li esponete voi i problemi, chi lo deve fare? Bugs Bunny?! “

Io: “E considerare un frazionamento della matrice? “

Capo reparto: “Eh, MA non è mica facile centrarla… “

Io: “Lo dovresti fare lungo come il punzone, così lo prendi come riferimento! “

Capo reparto: “Beh, MA noi le matrici a 88° non le abbiamo, ce le hanno date con la macchina e le abbiamo buttate tutte anche se erano nuove. Tanto non ci servono. “

Dopo una risposta del genere non ho potuto insistere… “

Insomma: ” ABBIAMO SEMPRE FATTO COSÌ ” ancora una volta rappresenta il manifesto

della condanna alla mediocrità e il grido di battaglia contro l’aggiornamento.

 

Avere la possibilità di mettere il naso fuori dalla nostra realtà ci può far accorgere che per risolvere una grana non da poco c’è quell’utensilino che esiste nel catalogo del fornitore ma che raramente gli utilizzatori si portano a casa… per esempio.

 

CONSIGLIO IN BREVE:

Se si lavora un range di spessori abbastanza definito e si punta alla qualità, il consiglio è quello di attrezzarsi con matrici diverse del valore simile a quello consigliato.

Ad esempio: se piego tanti pezzi con spessori dall’1 ai 2 mm di Aisi 304 protetto, consiglio una serie con frazionamenti di 6 a 60°, 8 a 30° (può andar bene per il piegaschiaccia), 8 a 88°, 12 a 30°, 12 a 88°, 16 a 88°, perfettamente compatibile con la 12 a 30° in tema di sviluppi, ma più clemente con il pvc.

Vien da dire… ma costano!

Certo, ma in molte occasioni sono la corda che ci toglie dalla palude.

Bastano due o tre salvataggi e molto di ciò che si è investito rientra in tasca.

 

RESTA CONNESSO!

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