In Piegatura

La piegatura della lamiera mediante pressa piegatrice, come si sa,

è un processo in cui il fattore umano assume ancora oggi un peso molto rilevante.

 

Il piegatore, e ancor prima il disegnatore a suo modo, deve applicarsi per contrastare tutte le variabili che rendono la lamiera mai identica a sé stessa e pur non essendo poco già così, le difficoltà risiedono anche in altri aspetti, infatti anche il mercato di oggi, così frenetico, discontinuo e affamato di qualità ci si mette a complicare il lavoro di chi opera alle macchine utensili.

Non basta ancora: a questo scenario, che di per sé già rendere la piegatura della lamiera un processo difficilmente standardizzabile, si aggiunge la voce: attrezzaggio.

Arriva il pezzo a “C” lungo tre metri?

Vai a prendere quattro pezzi interi di matrice (se di standard Promecam sono lunghi 835 mm l’uno), quattro di punzone a “collo di cigno” e attrezza la macchina.

Poi arriva l’ordine di un pezzetto da 10/10 con una piccola greca.

Togli via tutta l’attrezzatura precedente e monta, per esempio, una matrice da 370 mm V8 e un punzone da 370 mm a 35°, raggio 0,6.

E non finisce certo qui!

Quando ormai le produzioni si sono ridimensionate a “prototipazioni” di qualità e da fare alla svelta anche, il tempo “buttato” in attrezzaggio diventa enorme.

Alcune aziende hanno da un po’ di tempo messo in campo strategie diverse per combattere il “mostro dell’attrezzaggio” che affligge ogni presso piegatrice.

Una di esse è senza dubbio il cambio automatico degli utensili che prevede un magazzino di punzoni e matrici associato ad una macchina e un complesso sistema di montaggio dell’attrezzatura.

Sono dispositivi che lasciano senza parole per la grande tecnologia profusa al loro interno, tuttavia sono giocattolini che non possono permettersi in tanti…

E allora, come operare?

Dipende: le strategie di battaglia sono molte e piuttosto interessanti.

  • La prima che mi viene in mente è senza dubbio il ragionare un po’ da “carpenteria pesante” (comparto in cui effettivamente l’attrezzaggio è enormemente mostruoso in termini di tempo perso):

uniformando il più possibile le lavorazioni, anche se le consegne e le commesse sono diverse, ci si penserà poi a smistare. Il piegatore dovrebbe esclusivamente piegare lamiera, cioè creare il suo valore aggiunto nella filiera produttiva.

Mi rendo conto che non sempre è possibile, ma basta provare a fare dei conti incrociando dei dati che possono essere semplicemente verificati in officina per capire se il gioco vale la candela.

  • Altra possibilità è quella mentale di “pensare in lungo”:

l’operatore dovrebbe già farsi un’idea su cosa ha da fare perché è così che si possono evitare viaggi a vuoto.

Sto mettendo a posto una matrice da V16?

Tornerò alla pressa con ad esempio la matrice da V10 che servirà per la lavorazione seguente.

È un giochetto che se applicato dà risultati molto interessanti.

Poi ci sono molti altri fattori che ingrassano il mostro:

  • Dove sono gli utensili rispetto alle macchine?
  • Quelli più utilizzati sono i più facili da prendere?
  • Sono, in ogni caso, facili da prendere?
  • Il loro posto è sempre lo stesso o bisogna mettersi a cercare ogni volta dove sono finiti?

Queste le domande da farsi in partenza!

Da lì in poi sta a voi cercare l’affinamento continuo per rendere il mostro meno offensivo 😉

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Progettare elementi in lamiera piegata

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