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Piegatura e formazione: un investimento di primaria importanza

 

Da bambino ho avuto la fortuna di passare una parte che reputo fondamentale (e forse la migliore) della mia infanzia in un luogo antico e divenuto semideserto. Si tratta di una frazione di un piccolo paese tra Toscana e Romagna, in mezzo agli Appennini e che ha permesso a me e a un manipolo di ragazzini che ritrovavo ogni estate di fare esperienze fuori dal tempo: discese con i carretti a cuscinetti, costruzioni di capanne nei boschi, improbabili cacce con le fionde…

 

I pochi abitanti anziani rimasti erano i sopravvissuti di una comunità in grado di fare tutto il necessario per resistere a qualsiasi isolamento, condizione poi verificatasi realmente in un terribile inverno degli anni ’80. Ogni anziano sapeva allevare, macellare, coltivare, tagliare la legna, intrecciare cesti, ecc. Competenze fondamentali, senza le quali nessuno avrebbe potuto resistere indenne agli eventi della natura. Lo specchio di ciò che era rimasto di una società molto più povera, ma estremamente meno vulnerabile.

 

Se c’è una cosa che ricordo con una vena di nostalgia pura è quando mio padre, nato in una casa del paesino, mi insegnò ad accendere il fuoco. Avevo forse 8 anni e sulle prime mi esortò a fare da solo: “Accendi il camino che fa freddo.” – mi disse gustandosi già i miei fallimenti che divenivano via via più frustranti.

Dopo una buona mezz’ora mi mostrò il procedimento all’apparenza scontato, ma che va svolto in maniera metodica e precisa. Se si seguono determinate regole si è in grado di accendere un fuoco anche sotto il diluvio o la neve, in mezzo al bosco con solo un coltellino e qualche fiammifero.

Questa è la formazione.

 

Mi tornò in mente questa esperienza quando anni dopo venni a conoscenza di un gruppo di escursionisti trovati senza vita a causa dell’assideramento con gli accendini in tasca perfettamente funzionanti. Nella tragicità di un evento simile è evidente quanto sia fondamentale la conoscenza.

Le istruzioni apprese e applicate nella pratica nella vita, così nel lavoro, sono quanto di più prezioso possa esistere per la crescita o, talvolta, la sopravvivenza. Certo, ci si può arrangiare e ciò rappresenta senz’altro la via più comoda e immediata, ma ciò nasconde delle insidie molto pericolose.

 

Non ci si rende conto dello spreco di risorse, di tempo e di energia a fronte di un risultato che potrebbe essere stato raggiunto in un modo a dir poco banale.

Seguendo la semplice metafora del camino, ricordo alcuni parenti nati e cresciuti in centro città che per accendere il fuoco sprecavano chili di carta e che vi riuscivano dopo innumerevoli tentativi e solo dopo aver cosparso di alcol la legna a proprio rischio e pericolo.

Eppure, nelle nostre aziende la formazione è spesso vista come un impiccio: perché ferma la produzione, perché i collaboratori formati possono andare altrove e così via. Ma se tutti ci credessimo di più nella formazione si assisterebbe ad un aumento del livello medio delle maestranze che renderebbe il comparto più competitivo nelle sfide globali: le più dure del mercato.

 

Quante volte nelle aziende di lavorazione della lamiera incontro personale con grande voglia e passione, ma che adopera il controllo numerico della propria pressa piegatrice al minimo delle possibilità offerte, o che usa gli strumenti software in ufficio tecnico da autodidatta costringendosi ad ottenere i risultati richiesti praticando le vie più lunghe e impervie.

 

Per sopravvivere non è più possibile pensare di potercela fare senza focus sulla formazione: la vera benzina a cui nessuno può più rinunciare per andare avanti.

 

 

Articolo editoriale pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Febbraio 2024.

 

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