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Piegatura della lamiera: l’azienda bilanciata

 

Ci sono voluti anni e moltissime esperienze a diretto contatto con un sacco di imprenditori, impiegati e operatori della lamiera per convincermi di quella che, forse, è un’ovvietà: le imprese rappresentano alla lunga la perfetta emanazione di chi le governa.

 

Al netto di aspetti umani individuali, che sicuramente incidono sull’andamento degli affari quotidiani (e talvolta pure tanto) e dagli eventi macroscopici che vanno al di là dei poteri dei decisori, la strada che le imprese percorrono e come lo fanno è il frutto delle inclinazioni dei propri fondatori o di chi tiene in mano il timone.

Più nel concreto: ci sono aziende che fanno lo stesso mestiere, ma che esprimono la propria forza in maniera opposta in base alle estrazioni dei titolari. Se il fondatore o l’amministratore è un ingegnere gestionale, ad esempio, sarà molto probabile scoprire che l’impresa che guidano ha attenzioni molto orientate verso i “numeri” e il suo forte sarà proprio il controllo della gestione degli stessi. Diversamente, quando il titolare è un ex operaio o artigiano che si è messo in proprio e che è nato “con la mola in mano”, è più facile che le maestranze siano di livello e con un grado di consapevolezza molto elevato riguardo agli aspetti pratici del mestiere. Molto meno rispetto agli altrettanto importanti aspetti quali il marketing, la comunicazione, l’organizzazione e l’internazionalizzazione.

 

Se è vero che talvolta le imprese hanno raggiunto una struttura tale che è impossibile non avere all’interno un mix di competenze sufficientemente adeguato, dall’altra può capitare che ve ne siano alcune in cui la grande concentrazione verso un solo aspetto porta alla perdita di vista degli altri.

Qualche anno fa, ad esempio, conobbi una realtà che, grazie alla spinta impressa dai nuovi titolari di seconda generazione, si presentava al mercato con un’immagine di altissimo livello grazie ad una comunicazione e ad un marketing estremamente attento e curato. Dai social, all’arredamento della sede centrale, alle auto aziendali lucide e grandi come incrociatori: tutto faceva trasparire il fatto che ci si trovasse davanti ad un gioiello di impresa dalla struttura degna di una multinazionale, anziché di una piccola media industria di lavorazione lamiera.

Ahimè… l’incanto svaniva non appena varcata la soglia che dava sulla produzione.

Lì, tra il disordine, la mala organizzazione, gli ambienti e le macchine vetuste (quando non prive di sicurezze) e gli utensili sfasciati davano più l’idea di un girone dell’inferno dantesco!

Gli operatori, poi, poco o nulla consapevoli di ciò che stessero facendo, si trovavano costretti a lavorare privi di formazione e costantemente con il fiato sul collo.

 

 

È un esempio forse un po’ estremo,

ma quante volte un reparto schiaccia letteralmente l’altro?

Quante volte si investono risorse massicce in un ambito

lasciando gli altri allo sfascio?

 

 

Capita ciò anche quando si spende moltissimo per una tecnologia tralasciando l’altra ed è così che il flusso inizia a singhiozzare e a presentare scricchiolii e frizioni.

Anche nello stesso reparto può accadere.

Ad esempio, in produzione: dotarsi di un laser che “vola” e mantenere il reparto di piegatura agli stessi livelli (e con gli stessi utensili) di venti o trent’anni prima.

È ovvio che a nessuno piacciono gli squilibri, specie se portano a situazioni dannose: è un problema innanzitutto di consapevolezza. Non è colpa di nessuno avere a cuore un argomento rispetto ad un altro e, quindi, concentrare gli sforzi su ciò che appassiona maggiormente.

 

Che fare dunque?

Come prima cosa è necessario compiere uno sforzo di astrazione e avere il coraggio di chiedersi se è proprio tutto giusto ciò che si sta facendo.

Se nascono dei problemi in un punto o in più punti della filiera, è il caso di concentrarsi proprio lì cercando di capire se ci sono cause più che semplici colpe.

Come seconda cosa, poi, è necessario farsi aiutare, poiché, specie in età adulta, quando non avanzata, non è possibile improvvisarsi esperti di un lavoro che non è il nostro. Specie se non ci ha mai appassionato!

Inserire persone veramente competenti e metterle alla prova positivamente oppure con consulenti che aiutino laddove l’impresa risulta essere più carente, dove non si è stati in grado di alzare il livello come nei reparti che amiamo tanto!

 

 

 

Articolo editoriale pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Aprile 2024.

 

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