Nella tecnologia e nell’industria in generale, non sono nell’ambito della piegatura della lamiera, non sono molte le invenzioni che diventano uno standard e ancora meno quelle che resistono imperiture ai decenni che passano.
Uno degli esempi più famosi è senza dubbio la misura dello scartamento dei treni pari a 1435 mm, traduzione metrica dall’imperiale “4 piedi e 8 1/2 pollici”.
Da cosa deriva? Si narra, ma non è una leggenda, che chi diffuse per primo questa misura (tale George Stephenson) la scelse prendendo a modello la distanza tra le ruote delle carrozze e dei carri ed essa, a loro volta, deriva da quella dagli antichi carri romani!
Lo scartamento, Stephenson è lo standard europeo, cinese, messicano e statunitense… davvero un esempio di longevità da manuale.
[Per inciso: lo scartamento è la misura tra gli interni delle rotaie.]
Ebbene: anche nel mondo della piegatura della lamiera però ci sono esempi straordinari di longevità.
Il più noto è rappresentato dall’intermediario Promecam e il suo relativo standard.
UN PO’ DI STORIA DELLA PIEGATURA DELLA LAMIERA
Negli anni ’50 un italo-francese, tale Roger Giordano, studiò una macchina per l’azienda transalpina Promecam che, grazie alla sua semplicità di uso, economicità e robustezza sdoganò l’arte della piegatura della lamiera rendendola alla portata anche di aziende meno strutturate e consentendo, inoltre, di effettuare lavorazioni impossibili con le già diffuse presse meccaniche e quelle a barra di torsione.
Nasceva allora la celebre pressa piegatrice RG (dalle iniziali del suo inventore), la quale letteralmente “ribaltava” il concetto di piegatura della lamiera facendo salire il banco con le matrici anziché la traversa con i punzoni come si era sempre visto. La pressa piegatrice RG, la cui taglia più piccola prevedeva un banco di soli 1250mm, diventò un successo incredibile tanto da essere costruita su licenza in Italia, attraverso la piacentina Schiavi e in Spagna, attraverso Mebusa.
La diffusione della pressa piegatrice RG fu talmente clamorosa da dettare legge anche negli standard degli utensili che, con il famoso attacco Promecam, divennero compatibili per moltissime altre macchine in commercio.
QUEL GENIALE “BLOCCHETTO”
La pressa piegatrice RG non era innovativa solo per la sua versatilità e il suo funzionamento, lo era anche per quel dispositivo chiamato intermediario: un blocchetto di acciaio che trovava spazio tra il punzone e la traversa della macchina e che forniva la possibilità di regolare in maniera pratica e precisa la distanza tra gli utensili permettendo una piegatura uniforme lungo tutto il banco di lavoro.
Figura 1
L’intermediario, infatti, era dotato di un cuneo regolabile e da fissare con un’apposita vite una volta effettuata la corretta taratura. Si ovviava in questo modo alla naturale limitata precisione delle lavorazioni meccaniche di quegli anni semplicemente agendo “a valle”.
Si noti che la costanza della distanza tra i punzoni e le matrici in piegatura è di vitale importanza: basta una differenza minima per falsare gli angoli di piega in maniera molto evidente!
Un esempio?
In una matrice V=16 mm, indicata per uno spessore di 2 mm, per un grado di piega occorrono solo 0,08 mm di corsa in più o in meno tra gli utensili.
In generale, esiste una vecchia formula empirica che ricorda come, per lo meno indicativamente, un grado di piegatura equivale ad una corsa di circa un duecentesimo della larghezza nominale della matrice. Una buona norma era quella di numerare gli intermediari una volta effettuata la taratura per rimetterli al proprio posto nell’eventualità di doverli smontare per svolgere determinate lavorazioni.
In pratica, tuttavia, specie in presenza di lamiere di scarsa qualità e con spessori poco regolari, è possibile anche svolgere delle regolazioni (centinature) localizzate agendo sui cunei esclusivamente dove necessario.
UN COMPONENTE, TANTI UTILIZZI
L’intermediario Promecam offre anche altri vantaggi che lo rendono estremamente versatile:
1.
Innanzitutto, è possibile rimuovere e montare nella parte posteriore la placchetta (staffa) permettendo di installare gli utensili girati al contrario.
Ciò torna utile per compiere al meglio molte sequenze di piega scaricando gli errori di sviluppo nei lati più opportuni.
Figura 2
2.
Se la corsa e la luce della pressa piegatrice lo permettono, è possibile installare due intermediari o più “a castello” pur senza perdere il centraggio degli utensili.
Ciò permette di produrre scatolati più profondi senza che i pezzi collidano con la traversa della pressa.
Figura 3
3.
Qualora si dovesse produrre un pezzo “ad anello” (Figura 4), quindi chiuso su sé stesso, è possibile rimuovere uno o più intermediari per creare un cosiddetto “ponte” con il punzone.
Figura 4
LE DIMENSIONI CHE CONTANO
Nel tempo i tradizionali intermediari Promecam sono stati oggetto di moltissime interpretazioni sul tema. Sono stati ridisegnati e dotati di attacco rapido meccanico, idraulico, pneumatico, a prolunga, a portata maggiorata, ecc., tuttavia, per lo meno nello standard originario, e quello largamente più diffuso le caratteristiche sono le seguenti:
- Larghezza di 150 mm.
- Altezza di 100 mm (caratteristica che consente di optare di norma per punzoni relativamente più piccoli ed economici rispetto ad altri standard).
- Portata: 20 tonnellate l’uno.
Montandone di prassi 5 per ogni metro di banco si scopre il perché il limite massimo dello standard Promecam sia in genere di 100 Ton/metro.
Ancora oggi, sfogliando la quasi totalità dei cataloghi di utensili è possibile imbattersi in questa caratteristica: anche davanti a punzoni e matrici molto robusti e che visivamente è comprensibile che le portate siano ben maggiori, il loro limite dichiarato è di 100 tonnellate al metro riferite proprio all’intermediario standard.
LA LUNGHEZZA DEGLI UTENSILI: UN’ALTRA CURIOSITÀ
Chiunque abbia in azienda presse piegatrici con utensili con attacco Promecam probabilmente si sarà chiesto come mai la loro lunghezza parta da un massimo di 835mm, per passare poi a 415mm e, in base al costruttore, frazionature via via più corte da utilizzare componendo pacchetti a “misura di pezzo” da eseguire.
Ebbene: ricordate quanto era lunga la macchina più piccola tra le Promecam RG?
1250mm: cioè la somma precisa di un utensile e mezzo (835+415).
Ed è così che, ancora oggi negli stessi cataloghi di prima, si trovano punzoni e matrici interi con 835mm di lunghezza.
Insomma, un altro standard che oggigiorno non ha più senso, giacché le presse piegatrici solitamente hanno misure che vanno di metro in metro… ma che resiste nel tempo nonostante tutto!
Inquadra il codice QR oppure clicca sull’anteprima del video e scopri la versatilità dell’intermediario Promecam!
Articolo pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Febbraio 2025.
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