MENU

Piegatura della lamiera: chi va piano va…uguale

 

Girando molte imprese di lavorazione lamiera, in particolare nel campo della pressopiegatura, mi sono fatto un’idea di cui sono piuttosto certo: è uno dei processi in cui l’opinione conta (ancora oggi) più di qualsiasi manuale.

 

C’è il piegatore della lamiera “cintura nera” che, sulla base della propria personalissima esperienza (talvolta non condivisa), ha tratto delle conclusioni simili a dogmi per cui molti eventi nascono per determinati motivi auto compresi. C’è anche un intero vocabolario nelle aziende che lo testimonia, come la “lamiera più o meno acciaiosa” o la “cava che mangia più o meno” e così via.

Spesso, poi, gli operatori non hanno le basi tecniche per comprendere a fondo alcune dinamiche ed ecco che nascono delle credenze difficilmente scardinabili…

 

Ciò, ovviamente, non significa che non vi siano moltissime persone appassionate, bravissime ed umili a praticare l’arte della piegatura della lamiera, ma è innegabile che molte pratiche sembrano uscire dai libri di magia! Questo rende inoltre molto complesso tramandare la conoscenza ad una nuova risorsa: come è possibile capire a fondo una materia vasta e complessa come la piegatura della lamiera senza conoscere le cause che portano agli effetti riscontrabili quotidianamente?

È un po’ come imparare a suonare uno strumento musicale esclusivamente imitando dove si devono mettere le dita, ma senza sapere bene il perché: può essere potenzialmente molto limitante.

 

Due degli aspetti più intriganti che entrano a pieno diritto nel mondo delle “opinioni personali fatte legge” riguardano nell’ordine:

  1. la velocità di piegatura della lamiera;
  2. il “tempo piega.

 

 

 

LA VELOCITÀ DI PIEGATURA E IL TEMPO PIEGA:
DUE PARAMETRI CON UN SENSO

 

Per “velocità di piegatura” si intende la rapidità con cui viene effettuata la deformazione della lastra di lamiera. In pratica, il passaggio dal punto contatto lamiera, che coincide con lo sfioramento tra il punzone e la lamiera, al punto morto inferiore, ossia il punto di massima discesa del punzone all’interno della matrice per effettuare l’angolo desiderato.

 

I controlli numerici prevedono la possibilità di rallentare tale velocità, la quale, in molti casi, corrisponde di default alla massima velocità di lavoro di 10 mm/s determinata per legge.

Perché rallentarla?

Nel caso stessimo lavorando un pezzo di medie dimensioni, ma dallo spessore sottile e quindi utilizzando una matrice stretta, la strada da percorrere tra il punto contatto lamiera e il punto morto inferiore sarebbe ridotta e raggiunta troppo rapidamente per consentire all’operatore un inseguimento preciso.

Questo può far insorgere difettosità difficili da ripristinare sul pezzo chiamate in gergo “contro-piega”. In sostanza, è difficile sollevare il pezzo in tempo.

 

Viceversa, se la matrice è molto larga la velocità di lavoro può essere massima, ma conseguentemente quella angolare sarà molto bassa!

Fin qui tutto bene, ma quando gli operatori rallentano la pressa piegatrice, anche usando matrici larghe per “stabilizzare” l’angolo di piega, tra un pezzo e l’altro si rientra nel campo delle opinioni.

 

Il “tempo piega”, invece, è una funzione che permette di sostare per i secondi desiderati nella quota del punto morto inferiore.

Anche in questo caso alcuni operatori della lamiera sostengono che mantenere il pezzo nella posizione di massima deformazione permetta di stabilizzare il ritorno elastico tra i pezzi e, di conseguenza, uniformare gli angoli di piegatura.

Anche qui si tratta poi di opinioni, perché è davvero raro trovare un operatore che abbia testato sistematicamente se la pratica funziona o meno, se garantisce sistematicamente i vantaggi desiderati.

Scopriamo il perché.

 

Citando il capitolo dedicato nell’illustre manuale “Lavorazione della lamiera” di Gerhard Oehler (edito da Tecniche Nuove):

” […] sebbene sia nota l’influenza della velocità di applicazione del carico nelle lavorazioni a deformazione per imbutitura profonda, specie in prossimità del limite di rottura del materiale, non esisteva una risposta alla domanda se tale velocità influisse anche in ambito piegatura.

Perciò sono state effettuate delle prove pratiche con provini di basso spessore e di medio alto spessore dapprima piegandole ad una determinata velocità e riducendone il carico istantaneamente una volta raggiunta la quota del punto morto inferiore.

Poi effettuando la stessa prova sostando al pmi per un tempo di 20 secondi.

In nessuna delle prove, ripetute più volte, è emersa l’influenza del tempo e della velocità sul ritorno elastico“.

 

Viene da dire che la pressopiegatura, per come si svolge attraverso l’impiego di presse idrauliche o che comunque scendono ad una velocità massima normata per legge (nella maggioranza dei casi, anche se si assiste a qualche costruttore che accelera il processo una volta superato il pinzaggio) è già di per sé troppo lenta per influire in maniera significativa sul risultato finale.

Probabilmente, per avere un riscontro oggettivo dell’esistenza di qualche differenza dovremmo effettuare il riscontro con presse piegatrici che raggiungano velocità molto superiori come, ad esempio, le vecchie presse meccaniche che somigliavano di più a macchine per lo stampaggio.

Oggigiorno tale tecnologia non solo è superata, è anche fuorilegge in quanto non esistono adeguamenti per la messa a norma in materia sicurezza.

 

 

QUANDO PUÒ DIVENTARE LEGITTIMO
“GIOCARE” CON I DUE ELEMENTI

 

La regolazione rispettivamente della velocità di piega e il tempo piega trova un utilizzo molto interessante in un ambito completamente differente, quale la piegatura robotizzata.

Come noto, l’integrazione tra una pressa piegatrice e un robot è un complesso sistema di input e output, di ordini e risposte che hanno un tempo tecnico. Oltre a ciò, il robot, per sua natura, è più lento di un operatore della lamiera, sebbene infinitamente più costante. Per questo motivo, per effettuare un inseguimento efficace e preciso, è spesso necessario rallentare la velocità.

Ma anche in alcuni casi, quando si deve effettuare un particolare cambio di presa su particolari piuttosto ridotti, può essere utile allungare il tempo piega affinché il pezzo rimanga in una posizione che renda agevole il cambio di manipolazione da parte di un robot dotato di pinze o di ventose.

 

In conclusione: non dimentichiamoci mai che il processo di piegatura della lamiera è sì un’arte a certi livelli, ma entra di diritto nel campo della tecnologia e dell’industria e ciò significa che attuare a tutti i livelli un approccio scientifico è di vitale importanza!

 

 

 

Articolo pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Settembre 2024.

 

Hai bisogno di informazioni? Scrivi a emiliano@accademiadellapiegatura.it

Scarica gratis anche tu il nostro regolo di piegatura.