In Piegatura

Ah, le piccole medie aziende metalmeccaniche italiane...

 

Luoghi così ricchi di risorse, idee, lampi di genio da cacciare all’improvviso

come assi nelle maniche da giocare nei momenti più funesti… 

 

Ma anche luoghi di incomprensioni, di incomunicabilità, di errori antichi, fatti e rifatti “perché così si fa”.

 

Micro-cosmi in capannone come acquari dalle pareti spesse un dito,

così variopinte e apparentemente uniche, ma così incredibilmente simili le une alle altre!

Facci caso: più quello che si pratica è legato alla sapienza degli uomini, più i vocabolari si fanno ricchi di idiomi locali e dall’etimologia incerta, tra il dialettale e il Fantasy più puro…

PER ESEMPIO:

Come si chiamano da voi quegli “attacchi” che stanno tra i punzoni e la macchina nello standard europeo o Amada/Promecam?

Il loro nome è intermediari, ma a seconda dell’azienda dove ci troviamo li sentiamo chiamare:

  • PINZE
  • TASSELLI
  • BLOCCHETTI
  • QUADROTTI
  • fino al tenero e vezzeggiativo MANINE…

Altro esempio:

In Toscana ho sentito chiamare un punzone “a collo di cigno” “il collo d’ocio”, tanto per dire.

 

Sembra proprio che la standardizzazione in piegatura sia assolutamente impossibile,

a partire anche solo da come vengono chiamati gli oggetti anche nella stessa lingua!

Ma allora come fanno le aziende a determinare il corretto sviluppo di un pezzo?

Qui si assiste a soluzioni empiriche su più livelli, fino a sfociare in leggi matematiche completamente inventate ma che tendono a riprodurre abbastanza discretamente la realtà.

Questi sono metodi che funzionano perché la piegatura, che se ne dica, non è una scienza esatta, ma presenta variabili che possono farsi veramente importanti condizionando il risultato e spazzando via tutte le certezze che un testo scolastico vorrebbe poter dare.

 

La lamiera (e non solo lei) è sempre diversa,

per questo prevalgono le semplificazioni alle finezze matematiche.

 

Potremmo discutere fino a notte fonda su quale sia la regola migliore per raggiungere un risultato reale e affidabile nel tempo e magari ci riusciremmo (per la gioia degli “studiati”), ma poi, tra una settimana, l’amico commerciale porta a casa una lamiera a due centesimi di meno e che fa schifo e ci ritroviamo qui di nuovo a far formule e algoritmi.

Questo perché quando una persona è inserita nel mondo del lavoro, si perdono piano piano molte delle nozioni apprese a scuola e le incertezze diventano lacune incolmabili, fino al totale oblio di interi argomenti.

Questo è normale: non c’è spazio per tutto!

La cosa peggiore tuttavia è quando si tenta di iniettare concetti ingegneristici

dando per scontato che vengano capiti nelle teste di chi

si è sempre arrangiato a modo suo o col metodo della propria azienda.

Da qui nascono le storture e le convinzioni errate:

Una su tutte? Quella della modifica del fattore k per ottenere uno sviluppo corretto (la vedo quasi ogni volta che faccio un corso).

Raggiungere il risultato percorrendo questa strada è indice che

la dinamica della lamiera in piegatura sia per molti un argomento non proprio chiaro, se non del tutto oscuro…

FACCIO SEMPRE QUESTO ESEMPIO:

Hai fame e vuoi prendere una mela su un albero, per farlo hai a disposizione una motosega e una scala.

La scala è pesante e lontana mentre la motosega è lì che ti aspetta con la sua catena sorridente…

Cosa fanno quasi tutti?

Trak, una bella segata alla pianta!

 

Diciamo che adesso la mela l’hai raggiunta, ma è piuttosto lampante che non sia la strada più corretta…

“Eh”, mi dicono “ma mi vengono gli sviluppi sbagliati, colpa del cappa!”

E ancora “Quei caproni dell’ufficio fanno gli sviluppi a un terzo, non capiscono niente!”

E dopo: “Eh ma il Solid Uorcs ci arriva già fatto e i progettisti non sanno niente!”

Fermiamoci un attimo e fidiamoci di una cosa banale:

l’acciaio è acciaio e non cambia il materiale se cambio matrice (o cava).

Il fattore k (clicca qui per leggere l’articolo al riguardo: CAPIRE IL FATTORE K) è, semplificando, un numero che fa capire che l’acciaio, per come è fatto, è più facile che si allunghi piuttosto che si accorci e di quanto.

Ovvio che stiamo semplificando perché non si tratta di un raggio “fresato”, ma di una curva irregolare che, tuttavia può essere “riassunta” in un raggio che è la media dei raggi con cui è composta.

Un paio di numeri:

Piegando in aria (quindi con matrici più chiuse di 85°) un s235 otterrò un raggio interno vicino a Larghezza V/8

Esempio: un 30/10 con cava da 20 mi genererà un raggio interno di 2,5 mm, cioè 20/8!

 

Quando ho questo dato e so un minimo di geometria, ho fatto bingo!

Si, è vero, i disegni che arrivano hanno tutti i raggi interni di piega pari allo spessore al minimo,

ma in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi

quella condizione non avviene, ed ecco perché gli sviluppi sono sbagliati.

Il metodo di trovarsi anche mediante una semplificazione il raggio interno, dà dei risultati assolutamente interessanti, anche con pochi strumenti a disposizione, anche laddove non ci sono 3D, unfold, cn o qualsiasi altra “diavoleria” simile!

So per certo di aziende anche strutturate e che hanno decine di anni di esperienza che cadono dal pero davanti agli sviluppi che presentano delle pieghe diverse da 90°, o di altre che danno la colpa agli dei dell’Olimpo perché tra ufficio e produzione i conti non tornano…

 

Voglio fare un altro esempio, se ti va lo puoi rifare anche tu.

Devo fare un disegno per ottenere un pezzo finito da 50/10 di s235 con quattro pieghe a 135°.

La prima domanda deve necessariamente essere: “Con quale matrice verrà piegato?

Senza questa domanda, se lo sviluppo risulta esatto è gran parte merito del vostro fattore C.

IN TUTTI GLI ALTRI CASI

si deve fare uno sviluppo dedicato alla matrice che verrà adottata e sul disegno ce lo devo scrivere!

Di conseguenza il piegatore dovrà usare quella.

“Eh, ma che ne so io cos’hanno giù?” – Ti fai una passeggiatina che non sia alla macchinetta del caffè, osservi, ti confronti e prendi nota.

Il top è avere in dxf tutte le sagome degli utensili presenti in officina, così da poter già prevenire eventuali collisioni.

 

“Bene, e se sono progettista e non ho la produzione li attaccata?” – Prendi il telefono e proponi di farti dire dal tuo fornitore con cosa piegano cosa, perché altrimenti continui a rifilargli schifezze con continue perdite di tempo, non conformità e mille altri casini.

Ora su un qualsiasi cad 2D (consiglio Draft Sight, veloce e gratuito) si possono evidenziare quali sono le dinamiche in piegatura e gli effetti che danno, basta vedere il video qui affianco.

ATTENZIONE!

Il raggio interno dell’esempio è relativo ad un pezzo di S235 piegato in matrice da 60°!

Se ho una matrice da 85-88° il rapporto è diverso perché gli sviluppi, in quel caso, vanno allungati in quanto quelle cave generano raggi più piccoli.

Altro discorso ancora è quello per l’acciaio inox Aisi 304 che genera raggi più grandi.

Di quanto? Ecco servita un’altra preziosa semplificazione: V/8 x 1,4.

Semplice, no?

Per conoscere a fondo molti altri aspetti della piegatura della lamiera puoi fare ben 5 cose:

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Progettare elementi in lamiera piegata

Trucchi e consigli per l’ufficio tecnico