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Il pezzo nell’insieme e l’insieme sul pezzo

Eh, ma io ce la faccio ugualmente!
No, ma si potrebbe fare anche così…
E ancora:
Io ci riuscirei: basterebbe prima montare una matrice stretta e piegare fino a un tot, poi una più larga per concludere il pezzo…

Questo è solamente un piccolo estratto delle centinaia di interventi che fanno spesso i piegatori durante le giornate di formazione condivisa.

Si, perché frequentemente il piegatore della lamiera non è un operaio qualsiasi, soprattutto se ha esperienza e gli piace il suo lavoro.
Giustamente prova grande soddisfazione quando riesce a piegare un pezzo giudicato quasi impossibile e, seppur maledica i rompicapo, sotto sotto li apprezza: non riesce a farne a meno!

MA C’È UN MA:
Se da un lato è innegabile che l’abilità di un lamierista è un valore aggiunto, che non è e non può essere affatto scontato, la condizione di frequente complessità del lavoro pratico alla pressa piegatrice può diventare subdolamente deleteria da un punto di vista dell’efficienza del flusso.

MI SPIEGO:
La nostra sacrosanta (ma irreversibile) italianità ci fa propendere fin dalla nascita ad un certa tendenza all’essere solisti.
Non ci piacciono troppo le regole, i diktat, le procedure, la condivisione, l’idea di lavorare assieme per uno scopo più grande e cose del genere.

A tal punto che, anche quando siamo costretti a digerire degli ordini impartiti, ci sentiamo in dovere di esternare per lo meno di non essere d’accordo, quasi come se il nostro parere fosse utile a qualcuno o richiesto.

TUTTO NEGATIVO?

NO DI CERTO!

Questa tendenza ad arrangiarci ci rende in media singolarmente più arguti,
pur capaci come pochi di creare dei branchi inconcludenti di brillanti individui.

Basta entrare in molte aziende di lavorazione della lamiera per vedere quanto ogni reparto sia impegnato a remare verso una direzione per ottenere il massimo efficientamento della “sua isola” e di come concluso il compito si appresti allegramente a calciare il barattolo in avanti per gettarsi a capofitto nel lavoro successivo.

ZERO CONDIVISIONE, ZERO COMUNICAZIONE.

A volte pare che l’unica forma di dialogo giudicabile come proficua sia nelle pause e che possa riguardare al massimo donne e calcio, pur senza reali competenze in nessuno dei due argomenti…

MA, TORNANDO SUL PEZZO,

CHE COSA EMERGE DALLE ESTERNAZIONI EROICHE DEI PIEGATORI DELLA LAMIERA?

Il primo aspetto è sicuramente positivo:
Cioè che comunque esiste qualcuno in azienda che si sbatte per trovare una soluzione.

Il secondo, purtroppo, è una certa incapacità o scarsa abitudine ad assumere una visione d’insieme.

Un pezzo rognoso è molto spesso il rovescio della medaglia di un progetto inconsapevole.

IN ALTRE PAROLE:

L’impresa in piegatura è sovente una cazzata in ufficio tecnico“.

Poco importa se si tratta di una svista o di un errore reiterato per ignoranza (non offensiva):
Mi sono fatto l’idea che 1 minuto perso alla pressa piegatrice (al netto di un piegatore della lamiera platealmente brocco) corrisponde a 10 secondi risparmiati precedentemente in uno dei passaggi precedenti della filiera.

MA ALLORA ‘STI PIEGATORI SON TUTTI SANTI E MARTIRI?

OVVIO CHE NO!

Generalmente la loro colpa è, come quella degli altri, quella di soffermarsi solo sul proprio stretto raggio d’azione. “Portare a compimento il pezzo, stop. E possibilmente vantarsi di esserci riusciti.

MA… DOMANDA:

E IL COSTO?

Siamo proprio stati bravi se quella staffetta preventivata 30 secondi l’abbiamo terminata in 20 minuti?
Lo abbiamo fatto presente che ci sono delle problematiche oggettive?
Ci abbiamo provato, se non altro?

Ogni azienda di lavorazione delle lamiera è diversa, ci mancherebbe, ma il rischio comune che corrono tutte è di non sapere quanto costa realmente la roba che viene fatta.

Ed ecco che l’innocente momento di gloria per l’impresa riuscita, anche quella degna di un buon amaro Montenegro accanto al fuoco nel rustico di campagna con gli amici in camicia a quadri, si tramuta solo ed esclusivamente in un costo nascosto.

Un terribile, stronzissimo, costo nascosto.

Di quelli che sommati in un anno varrebbero come due o tre collaboratori addetti alla briscola a tempo pieno e, ovviamente, a contratto a tempo indeterminato.
Ma anche di più, a seconda della grandezza dell’azienda e quindi del numero di presse piegatrici di cui dispone.

Sì, mi rendo pienamente conto che le difficoltà sono tante, che in alcune realtà “la gente non è pagata per pensare e via discorrendo, ma conoscere e valutare il processo nel suo insieme è una cosa non più procrastinabile.

E quindi l’appello è per tutti (compreso me per la mia realtà):

COMUNICHIAMO IN MODO COSTRUTTIVO,

CREIAMO PROCEDURE CHIARE SU CHI FA COSA

E DIAMO A TUTTI IL PRIVILEGIO DI ESSERE ASCOLTATI.

Le idee e le visioni non sono mai migliori in quanto nostre (o proprio soltanto mie), ma solo se lo meritano concretamente sul campo.