In Piegatura

 

Passeggio leggendo sotto questo sole amico di aprile quando mi ritrovo all’improvviso perso in uno dei miei frequenti monologhi “alla Molly” che giunge a rapirmi la concentrazione.

 

Penso che domani è un giorno di festa e faccio mente locale.

 

Quando si è indaffarati le ricorrenze arrivano leggere leggere, ti si parano davanti all’improvviso con il loro carico di impegni straordinari e diversi, di mattine senza sveglia e di bambini che saltano sui letti.

Talmente povere di routine e gonfie di diverso che non se ne ricorda quasi il significato.

Sfioro due ragazzi che ridono sul fatto di essere a casa da scuola l’indomani perché:

“È festa di che? E che ti frega.”

Passo oltre e intimamente mi accorgo che non posso giudicare, da sempre so che “il 25 aprile è la liberazione”, ma con l’identica consapevolezza che dopo “Ave Maria” c’è “piena di grazia”…

E poi mi dico “No, dai… liberazione dal nazi-fascismo, e ‘sti cazzi: lo so!”

 

MA OLTRE A QUESTO? COS’È ORA LA LIBERAZIONE?

 

Da adulto ho notato che più un individuo si allontana dal lavoro vero, quello che impegna e non dà tregua all’ozioso filosofeggiare, quello che devi fare perché qualcuno a casa dipende da te, quello che non dà spazio alle chiacchierate sterili da dopo-festina universitaria avvinazzata su come gira il mondo senza mai averne mai fatto parte veramente… e più vive di astrazione.

I rabbiosi estromessi e gli eruditi in cachemire gridano slogan di gente morta e sepolta, falsamente terrorizzati dagli spettri di ritorni di fiamma che, siamo seri… non fregano un cazzo a nessuno, se non a quattro gatti tra cui gli sfigati che infiammano i post sui social.

 

25 APRILE: LIBERACI DA LORO.

 

Ogni giorno chi lavora lo fa per costruire o per sopravvivere che, di per sé, è già abbastanza totalizzante.

Ha ancora senso il 25 aprile?

Festeggiamo giustamente una liberazione dalla dittatura nostra e “made in Germany”, ma per poi venire invasi e invischiati come le zanzare nella resina dal nostro peggio.

 

Inconsapevolmente sedati dalla superficialità, dall’egoismo, dall’assenza di valori, dall’incapacità di essere lungimiranti, dall’intimo desiderio di veder patire il vicino più ricco, dalla pigrizia e dall’immobilità gattopardiana, dal comodo torpore dell’ignoranza, dalla scarsa propensione al sacrificio, dalla sfiducia, dall’infedeltà, dalla lamentela sempre e comunque e soprattutto dalla pretesa dell’eterna redenzione ‘che la responsabilità non è mai affar nostro, 25 aprile: liberaci da noi stessi.

E CUCI L’ABISSO TRA CHI LAVORA CON SERIETÀ (POCHI) E CHI SE NE GUARDA BENE IN TUTTI I MODI (TROPPI), CONSAPEVOLMENTE O MENO, SENZA DISTINZIONI ANAGRAFICHE, POLITICHE O TERRITORIALI.

ORA E SEMPRE, VIVA L’ITALIA!

 

 

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