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Presse piegatrici: macchine in continua evoluzione

 

La piegatura della lamiera è una lavorazione che ruota attorno ad un concetto di una semplicità a tratti disarmante. Per questo quasi tutti coloro che la vedono per la prima volta tendono a sottovalutarla, assoggettati come restano dalla tecnologia avanzata di un laser o di molte altre lavorazioni.

Eppure, lo sanno bene i costruttori di macchine che hanno via via cercato di affinare il “banale” avvicinamento dei punzoni alle matrici rendendo le presse piegatrici dei mezzi sempre più precisi ed efficaci.

Un po’ come successo all’automobile: al netto della prossima discussa rivoluzione elettrica, il motore a scoppio è stato un affinamento continuo di oltre un secolo a partire, comunque, da un sistema meccanico di cilindri, bielle, pistoni…

 

Iniziamo quindi un breve viaggio attraverso l’evoluzione delle tecnologie applicate alle presse piegatrici: la cosa più affascinante è scoprire che dietro a questo mondo si nascondono storie umane strepitose fatte di pionieri appassionati e tenaci e che il nostro Paese ha dato veramente tantissimo alla piegatura. Citeremo anche marchi che non esistono più, pur avendo conosciuto momenti di gloria ed espansione enormi.

 

 

ALL’INIZIO FURONO LE PRESSE MECCANICHE

 

Le presse piegatrici meccaniche sono ancora diffuse per lavorazioni marginali in molte officine.

Piuttosto comuni quelle di marca Mariani o Omag, ma in particolare dell’azienda Mariani, costituita addirittura prima dell’unità d’Italia e chiusa negli anni ‘70 del ‘900, raggiunse le dimensioni di un vero e proprio colosso che diede un fondamentale impulso all’economia della città di Seregno. Deteneva numerose soluzioni brevettate in tutti i campi allora conosciuti della lavorazione a deformazione della lamiera.

 

La pressa piegatrice meccanica è caratterizzata da un movimento estremamente rapido e da una grande forza di pressione.

Purtroppo, la caratteristica che le rende molto pericolose è che una volta azionate per un ciclo di presso piegatura non si aveva modo di fermarle. Fatto, questo, che costringeva ad una grandissima attenzione da parte degli operatori della lamiera nell’installazione degli utensili corretti e nella giusta individuazione del fine corsa.

Ad oggi sono macchine utensili considerate fuori legge da un punto di vista di sicurezza e, quindi, non possono essere utilizzate dagli addetti.

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PRESSA IDRAULICA TIPO RG SCHIAVI – AMADA – PROMECAM

 

Le presse piegatrici idrauliche tipo RG Schiavi, Amada, Promecam sono macchine solitamente compatte e basse ancora molto utilizzate e diffuse.

La loro caratteristica più evidente è quella di possedere un movimento contrario a tutte le altre presse piegatrici: se di solito è la parte superiore (detta traversa) che scende, in questo caso è il banco che sale, dove il movimento è ottenuto mediante la spinta di un unico cilindro centrale.

 

Semplice e molto affidabile, la pressa piegatrice RG Schiavi – Amada – Promecam praticamente ha fatto la storia della presso-piegatura italiana e non solo permettendo di “sdoganare” la tecnologia rendendola molto più accessibile.

Ad oggi non rispondono più alle normative di sicurezza, in quanto non presentano il punto di cambio velocità e, normalmente, le fotocellule protettive.

Possono, quindi, lavorare solamente se adeguate con kit specifici di sicurezza.

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Sulla pressa piegatrice modello RG si potrebbe davvero scrivere un libro.

Nata da un’idea brevettata di un tecnico italo-francese, Roger Giordano da cui l’acronimo “RG”, per la marca transalpina Promecam, venne costruita per molti anni dall’italianissima Schiavi che la diffuse in tutto il Paese grazie anche ad una tecnica di vendita devastante per quei tempi. L’azienda, infatti, aveva predisposto un piccolo autocarro su cui si trovavano la pressa piegatrice più piccola (ovvero l’RG 25/12) e un mini-salottino per le trattative. In pratica un vero e proprio show-room ambulante con cui coprire tutte le regioni italiane in lungo e in largo!

 

Altra curiosità è che la RG Schiavi divenne così diffusa che dettò lo standard tutt’oggi largamente adottato negli utensili: lo standard Promecam.

La lunghezza degli utensili interi, ad esempio, pari a 835mm permetteva di attrezzare la pressa piegatrice più piccola larga 1250mm con un solo utensile e mezzo.

Tutt’oggi il primo taglio degli utensili di quello standard è pari a 415mm, che sommati a 835mm… fanno proprio 1250!

 

L’azienda Promecam non esiste più oggi. Fu assorbita da Amada negli anni ’80 del secolo scorso.

   

 

                                                                                                                                  

PRESSA PIEGATRICE IDRAULICA A BARRA DI TORSIONE

 

Sono le antesignane delle presse piegatrici sincronizzate, a cui assomigliano molto nell’aspetto.

Il movimento è demandato alla traversa che scende mediante una coppia di pistoni idraulici. Gli assi di movimento della pressa piegatrice a barra di torsione sono limitati, tre al massimo e sono:

 

  • x – per il carro posteriore;
  • z – per l’altezza del carro posteriore;
  • y – per la discesa della traversa.

 

I due pistoni sono spesso collegati tra di essi meccanicamente attraverso una barra che ne accoppia il movimento fino al punto morto inferiore. Quest’ultimo è regolato attraverso il movimento di due chiocciole che scendono o salgono per regolare l’altezza del fine corsa dei cilindri e, quindi, della traversa.

Il controllo della macchina è demandato ad un semplice posizionatore da due o tre assi.

Spesso tale dispositivo è privo di memoria interna ed è quindi da programmare ogni qualvolta si debba fare un pezzo con più pieghe.

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PRESSA PIEGATRICE IDRAULICA SINCRONIZZATA

 

La pressa piegatrice idraulica sincronizzata è il tipo di macchina moderna oggi più diffusa.

Prevede il movimento della traversa superiore mediante due cilindri idraulici indipendenti e regolati da apposite valvole proporzionali.

Con il tempo si è assistito a tecnologie ancora più versatili, precise e parche nei consumi come, ad esempio, quelle delle presse idrauliche ibride sincronizzate.

Rappresentano l’ultima evoluzione delle piegatrici, assieme alle elettriche.

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PRESSA PIEGATRICE ELETTRICA

 

Rappresentano in ordine di tempo l’ultima evoluzione delle presse piegatrici: come indica il nome “pressa piegatrice elettrica”, il movimento della traversa è azionato elettricamente attraverso diversi sistemi.

Tra le antesignane ci sono le serie Elektra di Mecos, che prevedevano l’utilizzo di viti a ricircolo in luogo dei cilindri idraulici. Un’altra evoluzione è senza dubbio quella delle presse piegatrici elettriche a cinghie tipo Prima Power o Safan.

 

Le caratteristiche principali sono la velocità, il basso consumo e la precisione.

 

 

CONSIDERAZIONE FINALE

 

Oggigiorno spesso mi sento chiedere pareri “di parte” sulle tecnologie presenti oggi sul mercato.

Ahimè è impossibile poter rispondere, in quanto il riferimento da cui partire è sempre e comunque costituito da una attenta analisi che tenga conto:

 

  • di quale sia il budget di spesa innanzitutto;
  • di quale sia il prodotto che dovrà essere fatto;
  • di quanto sia il reale utilizzo della pressa piegatrice;
  • il livello di affidabilità e di assistenza del marchio della macchina.

 

 

 

Articolo editoriale pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Ottobre 2023.

 

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