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Piegatura della lamiera: l’esperto e l’arte dell’accrocchio

 

C’è una costante nella piegatura della lamiera che dovrebbe far riflettere, ossia che davvero moltissime aziende sono alla ricerca disperata di operatori, meglio (ma proprio molto meglio) se esperti.

 

Dopo questi intensi anni di formazione e consulenza al fianco di centinaia di aziende di lavorazione della lamiera, dove ho avuto l’onore e il piacere di conoscere bravissimi professionisti appassionati, ho potuto constatare che se c’è una cosa che accomuna molti esperti, le “cinture nere” della piegatura della lamiera, è il vanto di essere quasi sempre in grado di realizzare il miracolo. Dove per miracolo intendo quel pezzo che “…tutti dicevano irrealizzabile, ma io ce l’ho fatta!“. E ben intesi: mica coadiuvato dalla giusta attrezzatura, sia mai… Bensì con quello che c’è in casa perché “era un lotto minuscolo” oppure “gli utensili costano“…

 

Non è raro ultimamente vedere post sui social di pezzi veramente ai limiti del possibile realizzati a suon di esperienza da parte di operatori della lamiera vecchio stampo, quelli che “La teoria è roba inutile: solo la pratica ti insegna!“.

Certo, la pratica è fondamentale, ma se guidare un’auto per strada senza mai aver frequentato una scuola guida può facilmente apparire a tutti una pratica ai limiti del criminale, perché invece un’operazione complessa come piegare la lamiera avrebbe valore solo se si svolge a seguito di una carriera di tentativi? Come non comprendere che è limitante oltre modo conoscere gli effetti e non le cause di ciò che si fa?

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Uno degli ultimi particolari mostrato con orgoglio su un noto social professionale era un pezzo piuttosto spesso con due pieghe a “Z” troppo vicine per essere realizzate.

“Mi dicevano tutti che era impossibile ma grazie alla pratica… problema risolto!“

Si… in realtà grazie all’arte di “accrocchiare”, di andare ben oltre i limiti delle presse piegatrici e degli utensili rischiando di danneggiare le attrezzature e, soprattutto, di farsi molto male. Ma non finisce qui: se si stesse veramente a guardare alla fine un caso impossibile risolto corrisponde quasi sempre ad una perdita in termini di guadagno.  Il perché? Vediamolo subito insieme.



PROGETTISTI: UNA FILIERA DA EDUCARE

 

Personalmente sono dell’idea che, tranne in pochissimi casi particolari, un pezzo irrealizzabile se non grazie all’accrocchio di un esperto piegatore della lamiera corrisponde ad una manifesta ignoranza da parte del progettista che lo ha concepito. Sì, perché se si conoscessero a monte i limiti sicuri del processo di piegatura della lamiera, si scoprirebbe che certe pieghe vanno allungate, certi fori spostati dalle linee di piega, certe distanze tra due deformazioni aumentate, certi pezzi semplificati a parità di funzione…

Quasi tutti gli obbrobri che arrivano in produzione sono frutto di una inconsapevolezza da parte di onesti disegnatori che si sono formati esclusivamente sui CAD 3D, strumenti affascinanti che consentono di realizzare qualsiasi cosa senza limiti apparenti.

Ma anche una volta che la richiesta di offerta arriva sul tavolo del commerciale del terzista spesso si assiste ad una sottovalutazione cronica di quelle che possono essere le difficoltà reali nella realizzazione di un particolare ostico. Se il problema emerge alla pressa piegatrice a pezzo tagliato, è ovvio che si tratta di due cose: o una svista o inconsapevolezza.

Ma se tanto poi un esperto vecchio stampo sistema le cose alla sua maniera in macchina, ci si dimentica di quanto tempo può impiegarci a fronte di tutti i rischi di cui sopra.

Ad esempio: un particolare con due pieghe a Z? Bene, da preventivo 50 centesimi a piega più taglio e materiale. Siamo sicuri che accrocchiando ci stia dentro?

In realtà, già solo il tempo di accorgersi leggendo il disegno che non si può fare seguendo le regole è potenzialmente una perdita.

 

 

IL TERZISTA E LA PAURA DEL RICATTO

 

Lo so, quella del terzista soprattutto è una vita sempre più dura. Ci si scontra con una concorrenza spietata e clienti che spesso, a fronte di mille campionature, non confermano una serie. Tutti a guardare i centesimi vivendo con le mani al collo di clienti talvolta molto grandi che non sempre hanno voglia e interesse di scendere a patti.

 

Ho assistito personalmente più volte a scene in cui alla richiesta da parte di un terzista di una banale modifica su un pezzo stupidamente complesso e irrealizzabile senza accrocchi sentirsi rispondere: “C’è già chi ce lo fa.” – Seguito, dopo una neanche tanto breve pausa, da: “Quando possiamo ritirare la merce?“

 

Se il cliente è un autentico pezzo grosso che pesa sul fatturato in maniera invasiva è difficile non cedere, specie sapendo che il tuo dirimpettaio con le sue vetuste Omag senza sicurezza alcuna e grazie a Giorgione che a bestemmie piega tutto con gli utensili fatti in casa ti fregherà il lavoro a suon di sconti.



UN CAMPIONARIO DI ACCROCCHI

 

È impossibile elencare le migliaia di soluzioni rischiose e fantasiose che ho avuto il più o meno piacere di vedere in giro per le aziende, e quante altre me ne mancano! E pure io stesso ne ho trovata più di una, proprio come tutti coloro che hanno piegato robe strane e con qualche anno di esperienza.

 

Attenzione però: quando parlo di “accrocchio” sto parlando di quelle invenzioni che permettono di realizzare l’irrealizzabile, ma solo perché non si tiene conto o non si conoscono i limiti. Solitamente si va oltre alla portata degli utensili andandoli a deformare irreversibilmente e non è neanche detto che il danno lo si veda subito: quante volte per la fretta di finire si ripone nello scaffale un utensile “accorciato” di pochi decimi…

Il problema ricadrà sul prossimo lavoro quando, magari, ci sarebbe stato un gran bisogno di un allineamento perfetto, in quanto il pezzo da realizzare è una copertura estetica in AISI304 Scotch Brite da 10/10.

 

Ebbene anche la piega troppo corta aguzza l’ingegno: dall’usare una matrice minuscola all’usarla decentrata facendo flettere il punzone in maniera criminale.

E pure piegando due pezzi di lamiera assieme: quello sotto di spessore maggiore, affinché accompagni nella deformazione anche il pezzo sopra con il lembo troppo corto, quello a contatto con il punzone. Tecnica, questa, che permette anche di non far deformare i fori troppo vicini alla linea di piega.

E poi ancora utensili fatti in casa saldati direttamente sulla pressa piegatrice oppure ottenuti da pacchetti di lamiere senza alcun calcolo di sforzo.

Ci sono anche gli alto-resistenziali trattati come acciai dolci fino a quando, come successo in un’azienda piemontese nostra vecchia cliente, un pezzo di Hardox esplode portandosi via un pezzo di naso dell’operatore…

Ci sarebbero tanti altri accrocchi ancora nel catalogo della mia esperienza, però preferisco non svelarli, in quanto non mi voglio prendere alcuna responsabilità sull’emulazione degli stessi, tanto li reputo potenzialmente pericolosi e dannosi.

 

Insomma, hai voglia a cercare l’esperto: quando il piegatore della lamiera inizierà ad essere un operatore come tanti altri e non un risolutore di problemi sarà tutto estremamente più semplice!

 

Articolo pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Luglio 2025.

 

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