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“Dopo di me il diluvio” e il rimedio delle procedure

 

Si sa che per quanto un’azienda si possa “infarcire” di tecnologia, alla fine, quell’azienda sarà comunque sempre fatta di persone.

Uno spaccato più o meno casuale della società cosiddetta “normale”: quella in maggioranza tendenzialmente onesta, che lavora e che ha sempre visto lavorare i propri antenati.

Escludendo le proprietà e/o le dirigenze, che per forza di cose hanno un ruolo differente, e che non è detto vivano l’azienda in maniera così “pervasiva” come i dipendenti, i reparti di produzione, la logistica, l’ufficio tecnico e commerciale sono di fatto gruppi di individui “costretti” a convivere… con tutti i vari pregi e, immancabilmente, i difetti.

 

Dopo centinaia di giornate di formazione sulla piegatura della lamiera svolte prevalentemente a contatto con le maestranze, mi sono fatto una certa idea: cambiano le facce, ma le storie son sempre quelle!

Non si deve mai generalizzare, ovvio. Ho conosciuto una maggioranza di brave persone che, se non proprio sempre appassionate al proprio lavoro, lo svolgevano con il giusto impegno e dignità, aiutando sinceramente i nuovi arrivati. Tuttavia, sussiste imperterrita anche una minoranza (ma a volte disastrosa) di individui che altro non si potrebbero definire che tossici, intimamente e fortemente frustrati e che, per grande sfortuna dei colleghi, che sono puntualmente tra i collaboratori più esperti e facenti parti della “gloriosa vecchia guardia”. Spoiler: l’aver ricoperto un ruolo per maggior tempo trascorso in azienda è quanto basta loro per reputarsi migliori sotto ogni aspetto, insostituibili e irraggiungibili.

 

In ogni caso ciò che manca di più alle pmi è un sistema efficace di procedure che le metta al riparo dalla “ricattabilità”, più o meno in buona fede, da parte di pochi conoscitori dei segreti del processo.

Per molte di esse un collaboratore che raggiunge la meritata pensione o che, semplicemente, se ne va altrove diventa un potenziale ed autentico disastro!

Si spera sempre di aver a che fare con persone serie e comprensive, altrimenti può accadere che si inneschi la malsana rincorsa al progressivo aumento delle condizioni economiche e di “libertà” che, se da un lato possono essere anche sacrosante, più spesso sfociano in dissapori difficilmente gestibili.

 

Ho assistito personalmente a casi in cui pochi lavoratori tenevano sotto scacco la proprietà in virtù del fatto di essere i soli conoscitori di come si svolge un processo o come si utilizza una macchina con continue richieste di aumenti fino a rasentare il ridicolo e, contestualmente, con atteggiamenti di spacconeria decisamente indigeribili. E guai a permettersi un’osservazione: il giorno seguente la malattia è assicurata!

Ovvio che persone di questo tipo non hanno il minimo interesse ad insegnare l’arte della piegatura della lamiera alle nuove leve.

Ma ho assistito anche a casi di aziende in cui ogni sforzo da parte dei collaboratori è vano da un punto di vista delle gratificazioni fino al raggiungimento a medio termine di un appiattimento verso il basso dell’impegno e del rendimento.

 

Il tema è ampio e di difficile trattazione: gli esseri umani sono un caleidoscopio infinito di idee e di esperienze. Basti pensare che tendenzialmente più un individuo si lamenta perché meriterebbe di più, più è probabile che stia già meritandosi troppo… Ma il punto è tutt’altro.

 

È accettabile ancora oggi improntare la gestione di un’impresa, che ha già a che fare con un mercato schizofrenico, sulla base degli umori dei propri collaboratori?

Personalmente credo di no.

La sfida, che personalmente non credo essere più rimandabile, per le pmi in cerca di crescita è quella di spostare il know-how dal singolo all’impresa, prendendo spunto dalle aziende più grandi dove l’avvicendamento delle persone non è un problema assoluto, ma in alcuni casi addirittura un arricchimento.

Conosco persone che dopo una vita spesa in una pmi sono approdati in grandi realtà con lo sconvolgimento del dover convivere costantemente con l’emergenza al dover semplicemente seguire pari pari le istruzioni fornite. E non si tratta di spersonalizzare l’individuo: ognuno può contribuire al miglioramento delle procedure e rendere sempre più produttiva la propria realtà.

 

Il concetto è un po’ quello di abbandonare il modello del fuoriclasse abbracciando gradualmente quello dell’ottima squadra di persone normali con compiti chiari e la giusta e consona libertà di manovra.

 

 

 

Articolo editoriale pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Febbraio 2025.

 

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