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Attrezziamoci a dovere: l’utensile di piegatura e il costo vivo

 

Dopo aver avuto la fortuna di conoscere moltissime realtà di lavorazione della lamiera sono giunto a diverse considerazioni che si possono tradurre in una sola considerazione: è fondamentale ascoltare di più la produzione.

Fatto salvo per le tante realtà iper-specializzate nella lavorazione della lamiera e che dispongono di mezzi e persone di altissimo livello, macchine di ultima generazione e utensili di ogni sorta, ne esistono molte altre che vorrebbero crescere, ma sembrano più distratte a seguire i dittami dei “massimi sistemi” piuttosto che le cose pratiche che risolverebbero non pochi problemi.

Mi spiego meglio: i software gestionali, la tecnologia applicata all’industria 4.0, così come un buon marketing e chissà quanti altri aspetti per così dire “immateriali” hanno sicuramente un’importanza enorme, ma non si deve mai perdere la rotta su quel che poi risulta all’origine del lavoro di un’azienda.

Per le cause più disparate si tende spesso a concentrarsi di più sulla testa che si deve avere per affrontare un duro percorso rispetto che… alle scarpe più adatte!

È così che si incontrano aziende che si presentano in maniera impeccabile, che fanno ottimi prodotti e che sanno venderli in tutto il mondo, ma che, se si ha modo di immergersi nella produzione, si rivelano meno attente su come la realizzazione di quegli stessi prodotti possa essere enormemente migliorata. Tanto per cominciare, oggigiorno può capitare che la direzione spenda più volentieri migliaia di euro per l’aggiornamento dei propri software o per migliorare la propria immagine, rispetto ad acquistare un set di utensili per i piegatori.

 

“Eh, lo so… ma non ce li comprano…”

 

Nel settore della piegatura della lamiera, si sa, esiste un livello di empirismo diversamente riscontrabile in altri processi. Ed è per questo che si trovano pratiche clamorosamente errate, ma che sono state tramandate di generazione in generazione “perché così si fa”.

Complice il fatto che la formazione in tal senso è davvero recente e che la produzione è spesso un “sistema chiuso” senza possibilità di confronto con l’esterno, si finisce con il fatto che i prodotti vengono sistematicamente ingegnerizzati distrattamente seguendo le cattive abitudini che portano più danni che benefici a medio e lungo termine.

 

Alcuni esempi tra i tanti sono:

  • Accoppiamenti tra matrici a 90°, pensate per lavorare specificatamente per coniatura, e punzoni a 35°.
  • Lavorare sempre “sotto matrice”, anche quando non ve ne è alcun bisogno come, ad esempio, un 3mm di spessore in inox con cave da 12mm o, addirittura da 10.
  • Utilizzare “colli di cigno” con carichi molto superiori della loro portata massima con l’unico effetto di ritrovarsi nel tempo con tutti i set di utensili devastati e contestuali compensazioni funamboliche da parte degli operatori a suon di spessori di carta e chissà quale altra creativa diavoleria.

 

Più volte, durante l’affiancamento alla produzione mi sono trovato davanti a persone sconsolate, consce di non avere alcun peso nelle scelte strategiche e di acquisto della realtà di laborzione della lamiera in cui si trovano inserite. Mostrandomi i disegni di pezzi da sempre realizzati in maniera totalmente fuori da ogni criterio di valutazione, mi sono sentito dire: “Lo sappiamo che così non si dovrebbe fare e che è addirittura pericoloso, ma tanto gli utensili non ce li comprano!

Perché questo atteggiamento che poi porta anche allo sconforto di parte dei collaboratori che non si sentono coinvolti nonostante alcuni di essi lavorino dando il massimo?

 

Le nuove importantissime competenze non devono dimenticarsi mai di “quelle vecchie”.

 

Quante volte la giusta accelerazione tecnologica ha portato a realtà in cui si trovano persone sedute su vere e proprie montagne di dati a cui si deve saper dare necessariamente una interpretazione?

Vi sono competenze nuove, fondamentali e diverse. Il fatto che “tutto sommato ha sempre funzionato” riguardo alla produzione non deve trarre in inganno: ci sono migliaia e migliaia di euro pronti ad essere risparmiati sistemando come si deve la produzione.

 

Come?

 

1.

Attrezzandosi a dovere con nuovi utensili per piegatura che si, hanno un costo vivo (neppure così alto, per lo meno nello standard), ma che se acquistati con cognizione di causa si ripagano brevemente e rendono in ogni caso la produzione molto più versatile. Una matrice o un punzone non sono un materiale “consumabile” e possono tornare utili molto spesso in futuro.

 

2.

Pensando seriamente di dotarsi di almeno due o tre set completi per macchina. Parliamo per lo meno degli utensili più usati, per poter evitare situazioni tragicomiche in cui gli operatori della lamiera sono continuamente costretti a cambiare produzione letteralmente rubandosi i punzoni e le matrici l’uno con l’altro.

Il costo del tempo generato dai collaboratori che vanno continuamente avanti e indietro dall’armadio degli utensili (spesso messo in posti logici solo in apparenza) e la pressa piegatrice è davvero complesso da giustificare al cliente: è puro spreco e di conseguenza mancato guadagno.

Oltre a ciò, gli utensili in comune fanno sì che, se un punzone viene danneggiato (cosa che può capitare, specie quando si lavora sistematicamente al limite), alla fine non è stato mai nessuno, in quanto, più o meno in buona fede alla fine, l’importante è produrre: speriamo che il problema di non riuscire a piegare capiti ad un altro!

 

3.

Scegliere bene dove mettere gli utensili. L’armadio condiviso equidistante dalle presse piegatrici è un grande classico, ma non è quasi mai la soluzione più corretta.

Occorre uno studio molto semplice su quali siano le attrezzature usate maggiormente da una determinata macchina e pensare di avvicinare con appositi scaffali su ruote i set preposti.

L’armadio condiviso può continuare ad esistere, ma esclusivamente per gli utensili speciali o quelli usati di meno.

 

 

Interiorizza questo come un mantra:

un’azienda attrezzata è una realtà flessibile e dinamica.

 

 

Quando si hanno in casa poco più che le matrici “a quattro V”, le classiche che si davano in dotazione alle macchine per cominciare a piegare, i limiti arrivano presto. Come tutti gli attrezzi multiuso consentono di fare un po’ tutto, ma non sempre bene fino in fondo.

Per questo è assolutamente fondamentale immergersi nella produzione, coinvolgere i collaboratori che lavorano la lamiera e hanno materialmente i pezzi fra le mani, affinché il loro aiuto diventi un valore prezioso in quanto ad efficientamento del processo e nella progettazione.

 

Produrre non è “vecchio”: è la base.

Parafrasando uno storico detto: il giovane corre veloce… ma il vecchio sa la strada!

 

 

Articolo pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Luglio 2023.

 

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