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In fondo alla V: quando il controllo… perde il controllo

 

Ci sono detti popolari che possono essere applicati dovunque, persino nelle officine di lavorazione lamiera e, se possibile ancor di più, in piegatura.

Uno di quelli che meglio si sposa, specie in aziende piccole o non proprio attrezzate è: “fare di necessità virtù“. O meglio… arrangiarsi con quel che si ha.

Da tale approccio, spesso condizionato dalla fuorviante attenzione esclusiva all’aspetto dei cosiddetti “costi vivi”, derivano sovente pratiche al limite del possibile, rischiose se non quando… dannose. Tuttavia, senza addentrarci troppo nelle condizioni limite al confine con la fisica, oggi vedremo ciò che avviene frequentemente anche presso chi, tutto sommato, non è così sprovvisto di mezzi.

 

 

ANGOLO DELLA PIEGA E ANGOLO DELLA MATRICE

 

Giusto per non dar nulla per scontato, ricordiamo che, parlando di piegatura della lamiera, le matrici (o cave) hanno fondamentalmente due misure che le distinguono le une dalle altre.

 

Esempio: se chiedo all’operatore alla pressa piegatrice di utilizzare una matrice da 20, starò implicitamente riferendomi alla larghezza V. Tuttavia, se specificassi anche 20 a 60° mi starei riferendo all’inclinazione tra le due facce della V.

Figura 1

 

Fin qui tutto bene.

È ovvio anche ai meno esperti che l’angolo della matrice (88°, 60°, 45° o altro) mi sta in un certo modo già dichiarando quale sarà l’angolo minimo che io potrò ottenere in fase di piegatura della lamiera.

 

Sostanzialmente con una matrice da 88° o 85°, tenderò a non andare sotto i 90°.

Ma in caso di pieghe con angoli inferiori a 90°? Qui si scopre un aspetto molto particolare. Infatti, non è possibile dare una misura certa di gradi minimi raggiungibili in lavorazione a fronte di una determinata matrice. Dipenderebbe molto dal materiale, in primo luogo.

 

Facciamo un esempio: se disponessimo di una matrice con V di 60°, indicativamente potremmo raggiungere pieghe dai 63-65° gradi in su. Ribadisco indicativamente, in quanto, lo scarto tra i gradi della piega e quelli della V sono quelli che consentono di contrastare il ritorno elastico permettendo di effettuare il cosiddetto “over-bending” (tradotto: piegare di più di quanto serve per ottenere l’angolo desiderato).

Qualora il materiale avesse un ritorno elastico maggiore sarebbe possibile ottenere angoli minimi più ampi.

 

Ciò che abbiamo appena descritto fa parte delle condizioni “migliori possibili”, cioè quelle in cui l’overbending viene effettuato pienamente e, di conseguenza, il controllo numerico risponde con buona affidabilità ai comandi!

Altro esempio pratico: se un operatore vuole ottenere una piega da 70° su una matrice da 60° e dal primo controllo ha misurato un angolo effettivo di 72°, con una correzione di -2° avrà ottime possibilità di raggiungere la quota desiderata.

Proprio ciò che avviene normalmente… quindi, dove sussiste la questione?

In piegatura della lamiera il problema nella gestione dell’angolo avviene quando si inizia a raggiungere il fondo della cava con il desiderio di ottenere angoli con gradazioni identiche a quelle della matrice.

Ad esempio: angolo di piega di 60° con V=60°. Certo che si può raggiungere il risultato, ma lo si dovrà fare per tentativi molto graduali, in quanto, il controllo numerico smette di essere affidabile.

 

Supponiamo, infatti, di aver ottenuto un angolo di 61° a fronte di 60° desiderati. Ebbene, applicando una normale correzione di -1° molto probabilmente otterrò angoli molto inferiori. Io stesso all’inizio della mia esperienza pratica di piegatore della lamiera ho raggiunto quote anche di 26° su matrici da 30° a causa di una correzione applicata al controllo che, in realtà, non era più nelle condizioni adatte a supportarmi…

 

 

PERCHÈ SUCCEDE?

 

Per comprendere a fondo il fenomeno dovremmo riprendere velocemente lo storico concetto delle modalità di piegatura:

 

  • IN ARIA, cioè quando la lamiera è “libera”, in perfetta sospensione e non interferirà mai con le facce della matrice. Ciò consente sempre un adeguato overbending e il raggio interno sarà dettato in primis dalla resistenza del materiale e dalla larghezza della V.

Figura 2

  • A FONDO MATRICE O SEMICONIATURA, quella che si usa quando si dispone di matrici con angoli di 88° per ottenere pieghe da 90°. In questo caso 2° possono essere insufficienti per un overbending completo, specie a fronte di materiali con ampio ritorno elastico.

L’ultima parte di piega viene quindi effettuata direttamente sul raggio interno andando a modificare la dinamica della deformazione.

Figura 3

  • IN CONIATURA, tema sul quale ho già scritto un meritato articolo che puoi rileggere cliccando qui.

 

Ebbene, quando si scende con il punzone verso il fondo della matrice, si subisce un brusco passaggio tra la modalità “piega in aria” e “fondo matrice”. Ciò è anche più evidente con pieghe ad angoli acuti rispetto a quelle “in squadra”, in quanto il ritorno elastico è maggiore, in virtù dell’aumento di superficie della zona deformata.

 

Nella Figura 4 sottostante possiamo vedere attraverso 3 passaggi il cambio di modalità.

Figura 4

  • A sinistra si può vedere la normale discesa del punzone all’interno della matrice.

In questa fase avremo una tipica piega in aria con una affidabilità del controllo numerico molto alta in risposta alle eventuali correzioni degli angoli di piega.

  • Al centro abbiamo raggiunto il limite geometrico massimo della V con il pezzo da piegare.

Fermandoci qui e risalendo verrà liberato il ritorno elastico e la nostra piega risulterà sicuramente maggiore di 60°

  • A destra insistiamo con la discesa, iniziamo a deformare direttamente il raggio interno e passeremo in un attimo alla modalità “fondo matrice”.

In questo ambito le distanze che gli assi Y1 e Y2 della macchina devono coprire per ogni grado di piega sono differenti dalla fase precedente che poi risulta essere l’unica di riferimento per i calcoli del controllo numerico!

 

Esempio: se nella fase a sinistra per ogni grado di piega la traversa sarebbe dovuta indicativamente scendere di 0,1 mm, in quella di destra di molto meno ma non solo: in maniera molto meno prevedibile!

Per questo raggiungere pieghe con angoli acuti uguali a quelle delle V delle matrici si può fare (anche se è sconsigliato), ma non ci si deve stupire se non è così semplice.

L’unica cosa a cui prestare attenzione è quella di raggiungere la quota gradualmente effettuando correzioni molto ridotte.

 

CONCLUSIONE

 

La piegatura della lamiera agli occhi di un inesperto può trarre in inganno!

Dietro ad un concetto estremamente semplice si nascondono una miriade di aspetti che possono apparire come veri e propri misteri se non se ne conoscono le origini.

Per questo piegare la lamiera a certi livelli e a dispetto del tempo che passa e della tecnologia che avanza rimane una vera e propria arte.

 

 

 

Articolo pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Marzo 2025.

 

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