Durante il MECSPE 2025, la più importante fiera internazionale in Italia dedicata all’industria manifatturiera e all’innovazione 4.0/5.02 che si tiene annualmente presso il quartiere fieristico di Bologna Fiere, ho avuto il piacere di poter incontrare moltissimi professionisti della piegatura, di scambiare opinioni anche con persone provenienti da ambiti molto diversi dal mondo della lamiera e, soprattutto, avere lo spunto per alcune riflessioni.
Il primo giorno mi è stata data l’opportunità di tenere un intervento presso lo stand di Tecniche Nuove su un tema molto verticale. Ma è stato durante le altre ore piacevolmente passate più o meno “a zonzo” che mi sono soggiunti dei punti di vista che meritano un breve approfondimento. Innanzitutto, vuoi la moda del momento, il format, vuoi anche (inutile negarlo) la spettacolarità degli argomenti, a catalizzare di più i visitatori sono stati i temi riguardanti la tecnologia additive, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione, la robotica… Tutto questo bendidio è sicuramente di importanza fondamentale, tuttavia, credo che non vada assolutamente data per scontata la necessarietà del miglioramento continuo di ciò che ancora rappresenta la “base sottointesa” del proprio business.
Ho incontrato alcuni subfornitori per ritrovare molti amici e clienti dopo tempo, ma anche per poter conoscere moltissime realtà nuove e valutare opportunità di collaborazione. Mi sono svestito, quindi, dal ruolo di visitatore un po’ bighellone per rientrare nei consueti panni del formatore e consulente nel mondo della piegatura. Il risultato è stato a tratti spiazzante…ed anche una triste conferma.
In diversi stand perfettamente in target le persone hanno accolto me e il nostro collaboratore con lo stesso piglio di chi riceve la fatidica e insistente scampanellata evangelizzatrice della domenica mattina. In uno, addirittura, al sentir dire “formazione sulla piegatura della lamiera” hanno minacciato di chiamare il loro energumeno piegatore che, per nostra fortuna, si trovava in bagno…
Al di là delle scelte e dell’accoglienza, ognuno ha il sacrosanto diritto di fare ciò che reputa giusto ovviamente, la risposta di pancia votata a stroncare ogni possibile argomentazione è stata: “Noi abbiamo già gente bravissima anziana che insegna ai giovani.“, alias: “Non c’è nulla da imparare da nessuno, sappiamo fare tutto alla perfezione (anzi… sicuramente avreste voi da imparare).“
Intendiamoci: non si può piacere a tutti e massimo rispetto per chi svolge il proprio lavoro con passione, ma la riflessione va oltre, al di là di qualche sessione di formazione e ben oltre ogni aspetto strettamente legato alla professione che ci siamo scelti.
Il tema è un altro e abbraccia ogni singola operazione svolta in azienda.
Come mai moltissime PMI faticano a chiedersi se non c’è una via migliore rispetto a ciò che è sempre stato fatto? Per lo meno in ciò che sta alla base del proprio business.
Come non accorgersi, se non nell’emergenza, che se ne va un ruolo chiave non si consegna più?
Come ci si consolida se non ci si lava via quella che chiamo “artigianite”, la patologia che affligge moltissime aziende che sono cresciute ma che, a causa delle pratiche ereditate dalla notte dei tempi, fanno dei margini molto al di sotto delle proprie potenzialità?
Utile, non fatturato.
Brutta da dire, ma abbiamo incontrato spesso realtà anche molto strutturate dove stringi stringi erano tutti autodidatti e pochissimi sapevano cosa realmente stessero facendo pur convinti di essere maestri indiscussi in materia, mentre in magazzino giacevano montagne di pezzi saldati “come viene”, molati in maniera inguardabile e con difetti di progettazione e piegatura. Il tutto nella più assoluta disorganizzazione.
E se i margini non ci sono? “Facile: colpa degli scansafatiche. Dobbiamo correre di più!” – cit. persona affetta da artigianite.
È auspicabile per il nostro comparto un salto di mentalità per prosperare in futuro, non per sopravvivere.
Ah… e il piegatore energumeno pronto a menar le mani? Teniamocelo stretto e paghiamolo oro perché avremo bisogno di lui anche dopo la pensione, magari in nero e concordando preventivamente una scusa plausibile in caso di infortunio. Mi raccomando!
Articolo editoriale pubblicato sulla rivista Lamiera edizioni Tecniche Nuove Maggio 2025.
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